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NUOVI ORIZZONTI PER LA MUSICA CLASSICA
Riflessioni dalla mia turné in Sud Africa, Zimbabwe e Mozambico

Tanti i musicisti, tanto diverse le motivazioni che ci spingono a suonare e ancor piú diverse le motivazioni che ci spingono a fare della musica una scelta di vita ed una professione!
Nel mio caso, pur avendo fin da bambina il piacere di suonare, la decisione peró di diventare musicista é stata una scelta consapevole ben piú tarda, presa nel momento in cui sperimentai in prima persona, soprattutto all'interno di un seminario di Leonard Bernstein, la magia del suono e tramite esso l'enorme potenzialitá espressiva ed emozionale della musica, grazie alla quale avevo la sensazione che fosse possibile una comunicazione piú profonda e diretta, "da cuore a cuore", in grado di superare barriere di provenienza sociale, cultura, etá, professione, pensiero ed opinione e di costruire una sorta di "comunione oltre l'ordinario" al di lá delle parole e di tutte le differenze che ci "separano" nella vita di tutti i giorni.
Durante glnni di studio mi sono spesso trovata a dubitare della "saggezza" di tale decisione dettata da una sorta di vera e propria "visione" del far musica forse anche un po' idealistica! Voler diventare un musicista professionista (il farne cioé una professione che consenta di vivere facendo musica) in Europa vuole spesso dire "immergersi" in un mondo molto selettivo e competitivo impostato quasi esclusivamente sull'individualismo dove fin dall'inizio anche solamente per cercare di sviluppare il proprio talento andando a studiare nelle "buone" scuole/universitá e con buoni insegnanti é richiesto giá un livello eccezionale di tecnica e di maturitá musicale e soprattutto nervi saldissimi per superare durissimi esami di ammissione di qualche minuto che distruggono spesso ogni spontaneitá, creativitá, fiducia in se stessi, slancio e gioia del far musica. Cosí per un giovane musicista quale ero io, si pone spesso la domanda di a cosa "debba" tendere tutta questa frenetica e competitiva "corsa ad ostacoli" e dove, come poi realisticamente nella professione, si possa vivere la "semplice" gioia del far musica insieme agli altri e l'autentica passione per la musica quale arte della condivisione di profonde emozioni, di comunione di sentimenti anche talora delicati ed interiori che necessitano dunque di calma, spazio, tempo e fiducia per potersi sviluppare!
È una realtá che il livello tecnico nel mondo occidentale della musica classica in questi ultimi 20 anni si é notevolmente alzato e ció é sicuramente positivo perché vuol dire disporre di mezzi piú raffinati, pronti e precisi "al servizio" della musica: il problema peró sorge se il sistema di formazione musicale e poi il mondo musicale professionale, sacrificano sull'altare della perfezione tecnica e della pura "performance" musicale, l'autenticitá e la spontaneitá delle emozioni e dell'ispirazione, la pura gioia del suonare, l'individuale estro artistico, la curiositá ed in definitiva ogni forma di creativitá vera, cotringendola a rigidi percorsi formativi standard e stereotipati. A mio parere il rischio oggi della musica classica nella nostra societá é quello di essere quasi "inebriati e storditi" dalla tecnica fine a se stessa (nonostante il comprensibile fascino che essa puó avere!) e dall'agonistica perfezione e brillantezza dell'esecuzione musicale vista quasi esclusivamente come una performance, dimenticando che forse c'è, ci puó essere, qualcosa di piú, magari anche a scapito di sbagliare alcune note! Cosí non mi sorprende che al Festival di Salisburgo si "respiri" in sala nettamente maggiore entusiasmo, energia, coinvolgimento, passione e gioia del fare ed ascoltare musica in un concerto della Orchestra Giovanile "Bolivar" del Venezuela che in uno dei Wiener Philarmoniker, naturalmente senza togliere niente alla bravura ed eccezionale professionalitá dei Wiener!
Di cosa c'é ora piú bisogno nella nostra societá? qual'é il ruolo della musica e piú in generale dell'arte? innazitutto, hanno ancora un ruolo e quale? "possono" averlo ancora in un mondo come il nostro, in cui apparentemente c'é tutto e piú di tutto? e cosa é la musica, l'arte per l'essere umano in genere, non solo per chi ha il talento ed ha avuto la fortuna (ed il merito!) di svilupparlo ma anche per chi ne é apparentemente sprovvisto? Domande di questo tipo mi hanno da sempre accompagnato nel mio percorso musicale e tuttora occupano direttamente o indirettamente buona parte delle mie attivitá musicali dal momento che come musicista mi sento parte di una societá nella quale voglio credere che la musica e l'arte possano avere una funzione piú che, e certamente non solo, "ornamentale"!
Cosí, spinta da tali riflessioni, ho colto la possibilitá di un invito a fare alcuni concerti in Sud Africa, "trasformandola" in una lunga turnée di quasi due mesi in Sud Africa, Zimbabwe e Mozambico, che prevedeva, oltre ai concerti (a Pretoria, Cittá del Capo, Johannesburg, Harare, Maputo, Stellenbosch, Robertson, Paarl...), la collaborazione con importanti Istituzioni musicali africane (UNISA-University of South Africa, University of Cape Town, MIAGI, Keiskamma Music Academy, Hugo Lambrechts-Music Centre, Universidades de Comunicacao e Arte de Maputo,. ..) e l'insegnamento (25 Masterclass/Workshops!) nelle Universitá locali ed all'interno di progetti in localitá socialmente marginali e svantaggiate quali posssono essere le Township africane.

Con John Hintch, il Maestro di flauto Sudafricano "per eccellenza", e alcuni suoi studenti dopo una mia masterclass all'universitá di Pretoria
La turné é stata occasione di grandissimi successi e soddisfazioni personali, umane e professionali e mi ha consentito di visitare moltissimi posti negli angoli piú disparati dei paesi, sconosciuti alla normale "routine concertistica", e soprattutto di entrare in contatto con le persone che lá vivono, "immergendomi" in altre realtà umane, musicali, culturali-artistiche e sociali.

Un dopo-concerto memorabile improvvisando in un pub di Harare con l'eccezionale cantante africana (Zimbabwe) Duda Manenga

Un pubblico di eccezione: tre leonesse! Emozionante suonare occhi negli occhi con una di loro!
Bellissime esperienze sono state le mie lezioni pubbliche nelle Universitá locali ai flautisti (il livello delle Universitá di Pretoria o Cape Town é molto alto!) ma anche a studenti di musiche tradizionali africane a Harare o a Maputo, i miei Workshops nelle Townships dove mi é capitato ad esempio di poter ascoltare la commovente, perfetta, bellezza del "siciliano" di Bach suonato su un flautaccio in una capanna di terra battuta tra galline e polli che razzolavano liberamente, il riuscire con il mio solo flauto a catturare l'attenzione ed entusiasmare 1200 bambini di una scuola sperduta nelle campagne intorno ad Harare (Zimbabwe) o ancora il suscitare ovazioni interminabili nei miei concerti anche in un pubblico non solito ad ascoltare musica classica né tanto meno Berio e Casella o il "duettare" con la cantante Zimbabwiana Dudu Manenga in un locale notturno di Harare dopo il mio concerto! E come dimenticare l'emozione di suonare, improvvisandomi moderno Orfeo, per un concentratissimo pubblico di leonesse, occhi negli occhi con una di loro?

Un flauto per i bambini della "Chitepo Primary School"
In realtá sociali minate dall'Aids e dove mancano tutti o quasi i nostri abituali comfort di vita, sono nati o stanno nascendo progetti che "utilizzano" l'arte e la musica proprio come possibilitá di riscatto e di presa di coscienza individuale e sociale. Ho passato alcune bellisssime e divertentissime giornate lavorando con i ragazzi del Keiskamma Academy (http://www.keiskamma.org/keiskamma-music-academy) di Hamburg, un paesino a etnia Xhosa vicino a East London, poverissimo, socialmente depresso e soprattutto "martoriato" dall'Aids negli ultimi 20 anni, in riva all'oceano Indiano in mezzo al niente assoluto e alla bellezza piú pura e selvaggia.
 
La spiaggia di Keiskamma

I ragazzi del Keiskamm Project
L'idea di istituire proprio lí una accademia di musica per i ragazzi fa seguito ad un importante progetto di carattere sanitario e sociale (cliniche, ospedali, corsi d'informazione e di formazione) iniziato da ormai piú di dieci anni dalla Dottoressa Carol Baker al quale quasi fin dall'inizio é stato affiancato un "Art Project", che coinvolge soprattutto le donne della zona nella produzione di bellissimi e originalissimi arazzi. I ragazzi dell'accademia sembrano avere una naturale musicalitá e disposizione alla musica e alcuni di loro emergono anche per l'eccezionale talento musicale: la musica permette loro di sviluppare la propria personalitá attraverso la creativitá, la consapevolezza di sé e del proprio corpo, il gusto estetico, la fantasia e l'immaginazione e al contempo la disciplina. Il suonare insieme rafforza il loro senso di identitá collettiva ed appartenenza e contribuisce enormemente a sviluppare abilitá del vivere sociale come la capacitá di comunicare e collaborare in un gruppo, il senso di responsabilitá, la tolleranza verso le differenze e l'autostima: lavorando con loro si "respira" insomma questa loro costante gioia dello stare insieme e del far musica insieme!

Alcune bambine/ragazze della Keiskamma Music Academy
Il pensiero fodamentale che muove questo e altri progetti simili é la consapevolezza che dietro realtá di emarginazione e povertá materiale perché ci sia un cambiamento sostanziale spesso bisogna creare una nuova consapevolezza di sé basata sull'autostima ed il senso del valore della propria persona e della vita. E quale cosa migliore che praticare un'arte per sentire e percepire il valore di sé stessi, la propria forza creatrice e la bellezza ed importanza dell'individualitá quando si fonde in un progetto costruttivo comune? D'altra parte é lo stesso principio che ha spinto José Antonio Abreu a creare "El Sistema" di Orchestre Infantile e Giovanili (Fesnojiv) in Venezuela, forse, ora dopo piú di 35 anni di lavoro, riconosciuto mondialmente come uno dei migliori sistemi educativi: "Un bambino materialmente povero attraverso la musica e l'arte, si trasforma in un essere umano ricco spiritualmente e a quel punto la sua mente, il suo spirito e la sua anima sono pronte per decollare!" (Jose Antonio Abreu).
Il divario con la mentalitá e le scelte educative e politiche (aihmé!) al contrario da noi imperante per la quale l'arte é una sorta di "lusso" riservato solo alle persone che hanno il talento ed i mezzi per coltivarlo é evidente! Non sarebbe fondamentale in ogni sistema educativo e forse oggi ancor piú, data la mondializzazione e la necessitá di convivere con tante persone e culture differenti, educare non solo la parte analitica ed intellettuale ma anche la sensibilitá, il sentimento, il senso estetico ed artistico, la capacitá di interagire con gli altri e con altri modi di sentire costruttivamente? e non sarebbe bello e forse anche "da noi" utile dare la possibilitá a molte piú persone di praticare un'arte, imparare uno strumento, suonare in una orchestra/ensemble o cantare in un coro? E non stiamo correndo il rischio a livello educativo al contrario da noi di rendere i nostri giovani "ricchi materialmente e poveri spiritualmente"?
Viaggiando in Africa, dappertutto ho trovato un grandissimo desiderio d'imparare e un grande amore e dedizione alla musica: molte volte le condizioni di vita sono molto difficili e per raggiungere una scuola é necessario fare anche 20 km a piedi ogni mattina! Forse il modo di pensare sempre "al presente" tipicamente africano, cioé immerso nell'ora-adesso senza coltivare rimpianti per il passato o preoccupazioni per il futuro, "permette" anche ad adulti che a causa di guerre e difficoltose situazioni di vita non hanno potuto studiare, d'iscriversi all'Universitá e magari d'iniziare lo studio di uno strumento anche in etá adulta e nonostante mille difficoltá di ordine pratico ed economico, come mi é capitato di osservare in Mozambico ed in Zimbabwe. La passione per la musica, la gioia e l'entusiasmo del suonare uniti ad uno spirito estremamente recettivo ad ogni forma artistica, la curiositá, l'interesse e dedizione sembrano essere, almeno per quello che ho potuto sperimentare, le caratteristiche e le motivazioni che spingono e allo stesso tempo consentono loro di superare tanti ostacoli: viene spesso da pensare a come la passione sia in ogni cosa della vita determinante e possa smuovere montagne!
Quel che forse mi é piaciuto di piú della mia esperienza africane é stato proprio il poter stabilire, grazie alla musica, sie nei miei concerti che in tutte le mie esperienze d'insegnamento, "ponti" di comunicazione con persone diversissime tra loro e tra background culturali, umani e sociali molto diversi. Sono convinta che la musica classica debba "aprirsi" ed uscire dal "ghetto elitaristico" nel quale é spesso confinata nella cultura e societá occidentale (direi anche autoconfinata!) perché ha ancora tanto da dare all'umanitá e dunque "deve" mettere in comune con una umanitá piú allargata l'enorme patrimonio di bellezza e sensibilitá di cui é depositaria!

Con alcuni studenti di flauto dopo una mia masterclass a Maputo (Mozambico)
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