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Articolo apparso sulla rivista web "Syrinx" di settembre 2011
http://www.riverberisonori.it/cms2010/index.php?option=com_content&view=article&id=215:nuovi-orizzonti-per-la-musica-classica&catid=60:informazione&Itemid=97
NUOVI ORIZZONTI PER LA MUSICA CLASSICA.
Riflessioni dalla mia tournée in Sud Africa, Zimbabwe e Mozambico
di Francesca Canali

Tanti i musicisti, tanto diverse le motivazioni che ci spingono a suonare e ancor piú diverse le motivazioni che ci spingono a fare della musica una scelta di vita ed una professione!
È una realtá che il livello tecnico nel mondo occidentale della musica classica in questi ultimi 20 anni si é notevolmente alzato e ció é sicuramente positivo perché vuol dire disporre di mezzi piú raffinati, pronti e precisi "al servizio" della musica: il problema peró sorge se il sistema di formazione musicale e poi il mondo musicale professionale, sacrificano sull'altare della perfezione tecnica e della pura "performance" musicale l'autenticitá e la spontaneitá delle emozioni e dell'ispirazione e la pura gioia del suonare. Credo che il rischio oggi della musica classica, almeno nella nostra società occidentale, è quello di essere quasi "inebriati e storditi" dalla tecnica fine a se stessa (nonostante il comprensibile fascino che essa può avere!) e dall'agonistica perfezione e brillantezza dell'esecuzione musicale vista quasi esclusivamente come una performance, dimenticando che forse c'è, ci può essere, qualcosa di piú, magari anche a scapito di sbagliare alcune note!
Di cosa c'è ora piú bisogno nella nostra società? Qual è il ruolo della musica e piú in generale dell'arte? innazitutto, hanno ancora un ruolo e quale? "possono" averlo ancora in un mondo come il nostro, in cui apparentemente c'è tutto e piú di tutto? e cosa è la musica, l'arte per l'essere umano in genere, non solo per chi ha il talento ed ha avuto la fortuna (ed il merito!) di svilupparlo ma anche per chi ne è apparentemente sprovvisto? Domande di questo tipo mi hanno da sempre accompagnato nel mio percorso musicale e tuttora occupano direttamente o indirettamente buona parte delle mie attività musicali, dal momento che come musicista mi sento parte di una società nella quale voglio credere che la musica e l'arte possano avere una funzione piú che, e certamente non solo, "ornamentale"!
Cosí, spinta da tali riflessioni, ho colto la possibilità di un invito a fare alcuni concerti in Sud Africa, "trasformandola" in una lunga tournée di quasi due mesi in Sud Africa, Zimbabwe e Mozambico, che prevedeva, oltre ai concerti (a Pretoria, Città del Capo, Johannesburg, Harare, Maputo, Stellenbosch, Robertson, Paarl...), la collaborazione con importanti Istituzioni musicali africane (UNISA-University of South Africa, University of Cape Town, MIAGI, Keiskamma Music Academy, Hugo Lambrechts-Music Centre, Universidades de Comunicacao e Arte de Maputo,. ..) e l'insegnamento (25 Masterclass/Workshops!) nelle Università locali ed all'interno di progetti in località socialmente marginali e svantaggiate quali posssono essere le Township africane.
La tournée è stata occasione di grandissimi successi e soddisfazioni personali, umane e professionali e mi ha consentito di visitare moltissimi posti negli angoli piú disparati dei paesi, sconosciuti alla normale "routine concertistica", e soprattutto di entrare in contatto con le persone che là vivono, "immergendomi" in altre realtà umane, musicali, culturali-artistiche e sociali. Bellissime esperienze sono state le mie lezioni pubbliche nelle Università locali ai flautisti (il livello delle Università di Pretoria o Cape Town è molto alto!) ma anche a studenti di musiche tradizionali africane a Harare o a Maputo, i miei Workshops nelle Townships, dove mi è capitato ad esempio di poter ascoltare la commovente, perfetta, bellezza del "siciliano" di Bach suonato su un flautaccio in una capanna di terra battuta tra galline e polli che razzolavano liberamente, il riuscire con il mio solo flauto a catturare l'attenzione ed entusiasmare 1200 bambini di una scuola sperduta nelle campagne intorno ad Harare (Zimbabwe) o ancora il suscitare ovazioni interminabili nei miei concerti anche in un pubblico non solito ad ascoltare musica classica né tanto meno Berio e Casella o il "duettare" con la cantante Zimbabwiana Dudu Manenga in un locale notturno di Harare dopo il mio concerto! E come dimenticare l'emozione di suonare, improvvisandomi moderno Orfeo, per un concentratissimo pubblico di leonesse, occhi negli occhi con una di loro?

In realtà sociali minate dall'Aids e dove mancano tutti o quasi i nostri abituali comfort di vita, sono nati o stanno nascendo progetti che "utilizzano" l'arte e la musica proprio come possibilità di riscatto e di presa di coscienza individuale e sociale. Ho passato alcune bellisssime e divertentissime giornate lavorando con i ragazzi del Kieskamma Academy (http://www.keiskamma.org/keiskamma-music-academy) di Hamburg, un paesino a etnia Xhosa vicino a East London, poverissimo, socialmente depresso e soprattutto "martoriato" dall'Aids negli ultimi 20 anni, in riva all'oceano Indiano in mezzo al niente assoluto e alla bellezza piú pura e selvaggia. L'idea di istituire proprio lí un’accademia di musica per i ragazzi fa seguito ad un importante progetto di carattere sanitario e sociale (cliniche, ospedali, corsi d'informazione e di formazione) iniziato da ormai più di dieci anni dalla Dottoressa Carol Baker al quale quasi fin dall'inizio è stato affiancato un "Art Project", che coinvolge soprattutto le donne della zona nella produzione di bellissimi e originalissimi arazzi. I ragazzi dell'accademia sembrano avere una naturale musicalità e disposizione alla musica e alcuni di loro emergono anche per l'eccezionale talento musicale: la musica permette loro di sviluppare la propria personalità attraverso la creatività, la consapevolezza di sé e del proprio corpo, il gusto estetico, la fantasia e l'immaginazione e al contempo la disciplina. Il suonare insieme rafforza il loro senso di identità collettiva ed appartenenza e contribuisce enormemente a sviluppare abilità del vivere sociale come la capacità di comunicare e collaborare in un gruppo, il senso di responsabilità, la tolleranza verso le differenze e l'autostima: lavorando con loro si "respira" insomma questa loro costante gioia dello stare insieme e del far musica insieme!
Il pensiero fodamentale che muove questo e altri simili progetti è la consapevolezza che dietro realtà di emarginazione e povertà materiale, perché ci sia un cambiamento sostanziale spesso bisogna creare una nuova consapevolezza di sé basata sull'autostima ed il senso del valore della propria persona e della vita. E quale cosa migliore che praticare un'arte per sentire e percepire il valore di sé stessi, la propria forza creatrice e la bellezza ed importanza dell'individualità quando si fonde in un progetto costruttivo comune? D'altra parte è lo stesso principio che ha spinto José Antonio Abreu a creare "El Sistema" di Orchestre Infantile e Giovanili (Fesnojiv) in Venezuela, forse, ora dopo piú di 35 anni di lavoro, riconosciuto mondialmente come uno dei migliori sistemi educativi: "Un bambino materialmente povero attraverso la musica e l'arte, si trasforma in un essere umano ricco spiritualmente e a quel punto la sua mente, il suo spirito e la sua anima sono pronte per decollare!" (Jose Antonio Abreu).
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Quel che forse mi è piaciuto di piú della mia esperienza africana è stato proprio il poter stabilire, grazie alla musica, sia nei miei concerti che in tutte le mie esperienze d'insegnamento, "ponti" di comunicazione con persone diversissime tra loro e tra background culturali, umani e sociali molto diversi. Sono convinta che la musica classica debba "aprirsi" ed uscire dal "ghetto elitaristico" nel quale è spesso confinata nella cultura e società occidentale (direi anche autoconfinata!) perché ha ancora tanto da dare all'umanità e dunque "deve" mettere in comune con una umanità piú allargata l'enorme patrimonio di bellezza e sensibilità di cui è depositaria!
Il grande successo di questo mio progetto mi fa già rallegrare per la possibilità che avrò in ottobre - novembre di andare a suonare e ad insegnare in Venezuela e Colombia, proprio per "El Sistema" di Orchestre giovanili ed infantili del Maestro José Antonio Abreu!!!
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